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il mercato di Sucre

sucreIrene: Sucre è la città che più mi è piaciuta in Bolivia, il nome fa pensare al colore,  infatti il centro storico è tutto bianco. E poi c’è il mercato, enorme, quasi un mondo a sé. La prima volta che ci sono stata era mattina, Marco incredibilmente stava ancora dormendo, come anche Tomas.

Io ed Everton, più mattinieri, decidiamo di andare al mercato a comprare qualcosa per la colazione. Entriamo nella zona frutta, dove fruttadiverse signore ci invitano a provare ananas, papaia, mango, e un frutto di cui non ricordo il nome, verde fuori, bianco dentro, dolce e buonissimo. Decidiamo di continuare, passando per la zona patate e poi per la zona banane. Ci ritroviamo di fronte ad una scala circondata da donne che vendono foglie di coca, saliamo e arriviamo in zona spezie e frutta secca. Dopo aver provato un po’ di noci strane e buone attraversiamo un corridoi di fiori e ci troviamo di fronte ad una cappella, dove decidiamo di entrare. In fondo un crocifisso con capelli veri e un vestito dorato… Usciamo e ci troviamo nella zona pranzo, dove, nonostante l’orario, veniamo assaliti da donne che ci invitano a mangiare caldo de manì, ppacherò asado, picante de polloContinue reading

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Impressioni boliviane

‘Come la Bolivia non ce n’è. Sono stato in Ecuador, Colombia, Perù in questi due anni, ma la Bolivia non ha paragone!’. ci ha detto Alessandro, giovane viajero di Milano incontrato a La Paz, che ormai parla italiano con un forte accento spagnolo.

Noi siamo ancora troppo freschi per fare affermazioni così definitive, quel che è certo per ora è che la Bolivia non ci ha lasciato indifferenti.

L’ingresso. In Bolivia si entra a piedi. Noi ci siamo arrivati passando dal Nord dell’Argentina, con un bus per La Quiaca, ultima città prima della frontiera, che si raggiunge camminando. Alla dogana mostriamo il passaporto, riempiamo un foglio e siamo pronti per aprire zaini, passare per metal detector, i soliti rituali a cui ci siamo (quasi!) abituati. E invece no. Non ci controllano nulla di nulla. Passiamo un ponte e siamo in Bolivia, a Villazon, città squallida di mille contrabbandi.

I paesaggi. Qui non c’è il mare, potrebbero dire gli Statuto, ma a parte questo si trovano climi diversi e paesaggi da brivido. Le montagne dominano ad Ovest, dove abbiamo passato i primi giorni, in un tour che ci ha portati da Tupiza a Uyuni, famosa per il deserto di sale più grande del mondo, con i suoi 10.582 km² . Quattro giorni tra i 3.000 e i 5.000 metri, tra lagune di tutti i colori, montagne che sembrano disegnate, geysers e lama come se piovessero. E di notte, sua maestà Il Freddo, con picchi di -25º in rifugi rigorosamente non riscaldati. La Paz, invece è incredibile, una città a oltre 3.600 metri che sale e che scende. Ieri siamo andati nella parte alta, dove vedi letteralmente le punte delle montagne. Da lì con un pulmino ad una velocità folle, in cui ho riscoperto la fede, siamo scesi per tre ore ed il paesaggio è cambiato completamente. Dopo una valle innevata è ricomparsa la vegetazione e ci siamo trovati circondati dalla giungla! Continue reading

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IMPRESIONES PORTEÑAS – PART 1

Here we are with the post on Buenos Aires you’ve all been waiting for… or maybe not, Marco says. I think you were. But we’ve both agreed that we are writing it anyway.

Language. First of all, Buenos Aires is also known as Baires, which is way cooler and makes us feel almost native-like already. The adjective you use to refer to people and things from Buenos Aires is porteño. The variety of Spanish spoken here in Argentina is slightly different from what we’re used to in Europe – slower and more relaxed, which we wholeheartedly approve of. What’s more, the pronunciation of the double ‘l’ and of ‘y’ followed by a vowel is very similar to that of the letter ‘j’ in French or ‘sc’ in Italian, depending on who’s speaking. For example, the sentence ‘I am from Sevilla and I spean Spanish’ sounds more or less like ‘Jo soy de Sevija y hablo castejano’. ‘Okay’ is dale, and a very common expression is viste?, meaning ‘understood?’. Continue reading

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Siamo anche Xlestrade!

Xlestrade è un bel progetto, nato a Torino dall’idea geniale di alcuni giovani giramondo di mettere in rete esperienze, storie e racconti di vita e di volontariato, con la speranza di creare incontri occasionali e di favorire aggregazioni e progetti comuni.

Il loro è un sito contenitore che permette di viaggiare dall’India, alla Namibia, alla Tanzania, al Congo al Gibuti senza uscire dalla home page!

Oltre a raccontare storie e progetti sparsi per il mondo, organizza eventi veri e propri dove ci si racconta guardandosi negli occhi, come il ciclo di incontri che si sta svolgendo nel mese di luglio in collaborazione con l’aassociazione AIESEC!

Sono bravissimi: ci hanno contattati, skypati e tartassati a dovere per correggere l’articolo che presenta la nostra esperienza, che si trova qui: http://www.xlestrade.org/storie-dellaltro-mondo-ovvero-storie-sulle-strade-del-sud-america/

E quando la tecnica boliviana ce lo permetterà, metteremo sul sito anche la mia tesi, intanto vi stra-consigliamo di andare a dare un’occhiata al loro sito!

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CHURRASCOS À LA ANDRÉS RUGGERI

Here’s our first cooking interview, with Andrés Ruggeri. Andrés is a lecturer at the Facultad Abierta in Buenos Aires and is particularly interested in recovered factories. At first, he though we were going to be the ones cooking for him. When he found out it was the other way around, he suggested a dish that is supposed to be ‘básico pero muy Argentino’: churrascos con ensalada – grilled round steak with salad. Continue reading